Non contestualizzare il nome di Dio invano
Neanche per una martellata sulle dita, neanche se il Cav. dovesse vincere le prossime dieci elezioni, nemmeno se sei del Pd e guardi il Tg di Minzolini. Un civile “vaffanculo” (che ha del resto subìto una certa regressione sociale da quando Grillo ne ha fatto urlo di piazza) come un fraterno “stronzo” o un colloquiale “coglione”, ci possono anche stare: sono termini che ha ormai sdoganato persino Raiuno in prima serata, figurarsi che impressione potrebbero fare in Paradiso, dove peraltro hanno una programmazione migliore e un più spiccato senso dell’umorismo. Ma nominare il nome di Dio (e manco invano, ma con suino accostamento), e poi cercare sciascianamente di trovargli un (in)decente contesto, questa è una roba che uno non si aspetta nemmeno da un alcolizzato ateo maremmano atterrato da una mandria di cinghiali impazziti, altro che da un vescovo di spiccata cultura, di tonaca sempre ben stirata, di elevata partecipazione alle trasmissioni di Bruno Vespa (dove pure alcune orribili tentazioni, in alcune anime prave, certe sere potrebbero farsi strada).
Ora, sarà il fatto del fitto discutere del monsignore stesso con Adornato intorno a “fede e libertà”, magari il lungo servizio quale cappellano di Montecitorio, oppure la guida di pellegrinaggi con truppe di eletti (di destra, sinistra e centro), montati su appositi torpedoni come quello in Russia: tutti eventi che chiedono un rinsaldamento della fede per poter essere cristianamente affrontati – altrimenti, si fatica a capire come un vescovo di così chiara intelligenza e di così impeccabile look possa essere arrivato a formulare una simile teoria, che forse neanche al più incallito mangiapreti (che a volte, per farlo, serve stomaco forte e lunga digestione) sarebbe venuta in mente. E’ un generoso principio, quello del “contestualizzare le cose” – dipende, ovviamente, dalle cose. Persino Formigoni, per dire, si è tenuto cauto. Ora, il Cav. ha spiegato il suo punto di vista, “non è né un’offesa né un peccato, è solo una risata”, e vabbé: come se san Tommaso si volesse occupare del Bagaglino. Monsignor Fisichella si è fatto, invece, esortativo – come la funzione invita e il ruolo spinge, “guardare a cose più importanti”. Un saggio ammonimento: curioso, però, che un vescovo ne abbia trovate – di cose più importanti.
© - FOGLIO QUOTIDIANO
di Stefano Di Michele La giornata ]
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